Scrivere emozioni

Scrivere emozioni

Necessario dare  voce alle emozioni della nostra professione: condividiamo due contributi pervenuti da Adriana Antognoli e Maria Paola Agasucci, assistenti sociali di questo Ordine Regionale.

 

Luglio 2019

Dialogo sui fatti della Val d’Enza

Datemi i loro panni e fatemi sentire.
Ho bisogno di pensare a dei perché,
non cerco la verità, ma incerti perchè.

Si è perso il confine dell’umano possibile
cedendo alle lusinghe dell’onnipotenza salvifica…
Forse
Si è preteso di fare il bene a tutti i costi
dove il bene possibile sembrava troppo poco…
Forse
Si è creduto si dovessero plasmare vite
riscrivere storie, invece che accompagnarle…
Forse
Si è creduto nello specializzazione come sponda sicura
tralasciando la fiducia nella prossimità come cura
Forse

Di sicuro
conosco nelle viscere
lo sguardo di un bambino trascurato,
poco amato, maltrattato.
Di sicuro
posso raccontare
la faticosa costruzione di alleanze
con genitori negligenti, assenti, maltrattanti.
Di sicuro
posso attestare
professionalità passione e dedizione di tanti
e l’importante servizio di famiglie accoglienti.

E’ evidente
questi giorni in tanti parlano
ma pochi ascoltano o chiedono di capire.
Tutti ritengono di sapere già.

E allora
“avanti, benpensanti, tuttologi, giudicanti,
prego, lorsignori, da questa parte,
mostrateci come gestite complessità e responsabilità,
l’adrenalina dell’emergenza e l’ umana finitezza del fare,
che non è mai abbastanza”

Come dite?
Questo non è il vostro lavoro?
Concordo, questo è il nostro lavoro,
è compito nostro saperlo fare
dissociandosi da abusi e storture

Dite:
“Sia fatta chiarezza e giustizia”
ma intanto vi divertite a creare il torbido,
a giudicare e a demolire
rendendo tutto il sistema più fragile e solo.

Ma il nostro lavoro insegna fiducia e speranza.
Per chi vorrà sospendere il giudizio,
conoscere e ascoltare le diverse sponde,
addentrarsi nella complessità
senza temere incerti perchè
io, noi, con gratitudine, ci saremo.

Adriana Antognoli

 

 

Bibbiano: vicenda che evoca terrore,disprezzo,angoscia

Sono un’assistente sociale che crede fermamente nei principi della professione e non posso nemmeno immaginare come gli operatori coinvolti abbiano potuto portare alla disperazione bambini e genitori.

Nessuno di loro sarà mai risarcito per il dolore,nessuno potrà mai restituire fiducia,nessuno potrà recuperare il tempo strappato a quei minori.

In tutta questa storia ,per quello che è dato sapere,sono coinvolti assistenti sociali,psicologi,famiglie affidatarie e giudici. Tutti quelli che avrebbero dovuto tutelare i minori!

Oltre che sperare nella giustizia,voglio sperare che le persone,la comunità riescano a tornare a fidarsi e ad affidarsi a quegli operatori che lavorano con onestà, responsabilità e trasparenza come è dovuto.

Vorrei avere molto tempo in più, molte risorse in più,molte opportunità in più per sostenere le persone in difficoltà, ma questo non limita la mia motivazione e la professionalità.

Bibbiano:Non IN MIO NOME.

Maria Paola Agasucci

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