L’IMPORTANZA DEL TEATRO SOCIALE NEL PERCORSO FORMATIVO DEGLI ASSISTENTI SOCIALI

L’IMPORTANZA DEL TEATRO SOCIALE NEL PERCORSO FORMATIVO DEGLI ASSISTENTI SOCIALI

 

OLTRE 200 PARTECIPANTI PER IL WEBINAR del 21 aprile 2021 REALIZZATO DALL’ORDINE IN COLLABORAZIONE CON L’UNIVERSITÀ DI URBINO E L’ASSOCIAZIONE OLTRE LE PAROLE

Grazie alla collaborazione con l’Università di Urbino e l’associazione Oltre Le Parole Onlus, l’Ordine Assistenti Sociali Marche ha promosso un seminario formativo sul tema del teatro sociale, al quale hanno preso parte oltre 200 professionisti provenienti da tutto il Paese.

“Con questa iniziativa, coordinata dall’Ufficio Comunicazione del nostro Ordine – sottolinea la presidente Marzia Lorenzetti – abbiamo ribadito il grande lavoro svolto in questi anni di mandato, focalizzandoci ancora sul tema della narrazione dei media e delle emozioni che ci sono dentro al lavoro sociale e dando così visibilità a progettualità innovative già presenti nella nostra professione. Inoltre, abbiamo ripreso il percorso avviato nel 2017 a Macerata in occasione di una delle giornate mondiali del lavoro sociale, con la proposta di un laboratorio sulle emozioni che aveva riscosso un significativo interesse, grazie al lavoro delle colleghe Donatella Antognozzi e Sara Concetti”.

Anche il Consiglio nazionale dell’Ordine, come ribadito da Federico Basigli, ha posto la massima attenzione sul versante della comunicazione. “Ogni occasione è buona per portare la nostra professione all’interno e all’esterno, perché non dobbiamo dimenticare che la nostra missione è quella di portare la voce di chi non ha voce”.

 

Nella sua introduzione Lorenzetti ha ricordato quanto siano state fondamentali le relazioni avviate con l’Università, sostenendo così la proposta formativa nei confronti degli assistenti sociali. “Occorre lavorare affinché la formazione continua e quella di base siano sempre in stretta connessione”.

 

Per Angela Genova del Dipartimento Economia Politica Società dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino questa stretta sinergia è cruciale per raggiungere gli obiettivi formativi. “L’arte – ha aggiunto – è importante in tutti i percorsi formativi e professionali, rivelandosi uno strumento utile per lavorare con cittadine e cittadini in situazioni di fragilità, oltre che essere indispensabile nel percorso formativo per consolidare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. E il teatro, come tutte le forme d’arte, passa attraverso l’esperienza”.

 

Il percorso attivato ad Urbino negli ultimi 25 anni è stato ricordato da Vito Minoia, esperto e formatore in teatro educativo e sociale, facendo riferimento alle numerose tesi di laurea in campo sociologico e anche pedagogico, all’insegnamento di teatro di animazione e al teatro nel carcere, “un filone molto studiato e molto stimolante”. “La ricerca teatrale ha prodotto negli ultimi 30 anni un repertorio di percorsi espressivi considerati paradigmatici” ha sottolineato.

 

“Il teatro sociale – ha evidenziato Antognozzi – è il luogo dove avviene l’incontro, con sé stessi, con l’altro e con la comunità. È teatro, ma anche il luogo dell’attesa, quel “poco prima” di entrare in scena, o forse sulla scena lo si è sempre. È il luogo della resa, il luogo in cui la parte è quella di sé stessi ed è la più difficile di tutte. Produce stupore e può essere un antidoto contro le paure. È ascolto, sguardo accogliente. È stare in contatto con la propria emotività e la propria fragilità, è osare attraversarla o starci dentro. È creare occasione per sorridere e ridere di sé insieme agli altri. È quel filo sottile che tiene in perenne squilibrio, fa perdere il controllo, ma se cadi c’è qualcuno pronto a sostenerti”.

 

“In questi anni il teatro si è intrecciato con la nostra professione molto più di quanto si possa immaginare – ha precisato Concetti, che ricopre il ruolo di presidente della Commissione Comunicazione dell’Ordine -. Molti assistenti sociali, con più o meno consapevolezze o competenze, hanno fatto esperienze artistico-espressive per passione, interesse di crescita personale e non di rado proponendole nei propri contesti operativi, nei progetti e nell’organizzazione di iniziative e attività. Da qui il desiderio di aprire un dialogo tra assistenti sociali e operatori di teatro nel Sociale, ‘artisti dell’incontro’, tra i quali le connessioni, i riferimenti deontologici e valoriali, obiettivi di cambiamento e di crescita, benessere, inclusione, valorizzazione delle differenze sono molteplici”.

 

Pascal La Delfa, presidente dell’Associazione Oltre Le Parole Onlus, fondatore della Scuola nazionale per Operatori di Teatro nel Sociale OTS, ha condotto i partecipanti nell’esplorazione delle possibilità del teatro nel sociale. “L’OTS (un metodo riconosciuto dal Ministero dello Sviluppo Economico) opera nel ‘qui e ora’, consapevole della sua inevitabile interazione con la sensibilità e vulnerabilità umana. Le competenze e le esperienze che acquisisce nel suo specifico percorso formativo sia teorico che incentrato sul proprio ‘essere’ e ‘saper essere’, gli permettono di creare un “contenitore relazionale protettivo”, in cui le persone possano sentirsi al centro e avere uno “spazio di manovra” espressivo, comunicativo e creativo, e al tempo stesso, al sicuro; l’operatore che deve essere capace di riconoscere il potenziale e i rischi che possono derivare dagli stimoli proposti, crea occasioni di ‘incontro’ con se stessi e con gli altri. L’OTS è in ascolto dei bisogni delle comunità laddove essi nascono e si manifestano, esempio ne è il progetto europeo che sta attuando l’Associazione OLP sulla ri-socializzazione post Covid”.

 

Partendo dalla considerazione di come sia essenziale fare esperienza dal vivo, nel corso dell’incontro è stata avanzata la proposta di workshop esperienziale estivo in presenza gratuito per assistenti sociali.

 

E dopo aver richiamato durante il webinar parole-chiave come arte, incontro, sociale, inclusione, gioco, comunità, relazione, espressività, l’evento si è concluso proponendo un gioco proprio con le parole: i partecipanti sono stati invitati ad inviare una frase che descrivesse il proprio lavoro attraverso parole che iniziano con le lettere dei propri nomi, da cui scaturirà una narrazione creativa collettiva.

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