Assistenti sociali negli studi dei medici di base: “Ora il progetto sia messo a sistema” Redattore Sociale 13-2-2020

Assistenti sociali negli studi dei medici di base: “Ora il progetto sia messo a sistema” Redattore Sociale 13-2-2020

13 febbraio 2020 ore: 13:00

Assistenti sociali negli studi dei medici di base: “Ora il progetto sia messo a sistema”

di Teresa Valiani
L’Ordine nazionale degli assistenti sociali chiede alla Regione Marche di rilanciare la sperimentazione che nel primo anno di attività ha già dato buoni risultati. Lorenzetti: “Nessun passo indietro per gli aiuti alle persone non autosufficienti e agli anziani”
Sanità, medico - SITO NUOVO

ANCONA – Sono soprattutto anziani e adulti in situazione di fragilità le persone che durante questo primo anno di sperimentazione hanno usufruito del ‘Progetto di integrazione del servizio sociale nell’assistenza primaria’ che ha visto la presenza di un assistente sociale all’interno dello studio associato di un medico di base: prima volta nelle Marche e a livello nazionale. Partito da una attività di ricerca del Criss (il centro ricerca dell’Università politecnica delle Marche) e realizzato con il consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, con il Sindacato unitario assistenti sociali e con la Federazione medici di medicina generale, il progetto terminerà a ottobre 2020 e secondo gli operatori è pronto per il grande salto. “Ci abbiamo creduto da subito perché parla di qualità della vita e di dignità delle persone – spiega Marzia Lorenzetti, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali marchigiano -, intercettando tutti coloro che a causa di uno stato di fragilità e di cronicità faticano ad accedere ai servizi e alle risorse del territorio che pure ci sono. Ma ora c’è bisogno di un rilancio”.

In un incontro che ha riunito questa mattina ad Ancona i vertici nazionali dell’Ordine degli assistenti sociali, rappresentanti degli ordini regionali arrivati da tutta Italia, dell’amministrazione regionale, dell’Asur e responsabili dell’Università politecnica delle Marche, è stato lanciato un appello alla Regione perché il modello organizzativo di assistenza integrata sia messo a sistema. “Il progetto, avviato in uno studio medico del territorio marchigiano, – sottolinea Marzia Lorenzetti – è al giro di boa. Nel piano socio sanitario delle Marche la sperimentazione è stata citata, ma ora è tempo che sia parte integrante del sistema. Auspichiamo che non ci siano passi indietro per gli aiuti alle persone non autosufficienti e agli anziani”.

“Qualità e appropriatezza dei servizi, accessibilità e prossimità delle cure e del sostegno sociale, sostenibilità economica di un intervento innovativo, lavoro di rete nelle situazioni di fragilità e cronicità: questi gli obiettivi della sperimentazione che vede in primo piano la tutela della salute nella sua globalità – sottolinea una nota del consiglio nazionale degli assistenti sociali -. Si tratta di garantire percorsi di accompagnamento delle persone e delle famiglie, seguite dai medici di medicina generale, che vivono situazioni di complessità, fragilità, non autosufficienza e che possono presentare un alto consumo di risorse (per accessi al Pronto Soccorso o per ricoveri ripetuti). L’assistente sociale, infatti, è il punto di raccordo tra il team sanitario e la rete dei servizi e delle risorse del territorio. Cnoas e Croas Marche ribadiscono: bisogna mettere a sistema una progettualità innovativa che preveda un approccio globale alla salute, intercettando e accogliendo le necessità delle persone”.

“Oggi siamo qui per parlare del diritto alla salute quale interesse della persona e della comunità, come recita la Costituzione – sottolinea Nunzia Bartolomei, vice presidente Cnoas -. Diritto compiutamente esigibile a patto che l’accesso ai servizi sia messo a sistema per sostenere percorsi personalizzati e integrati, che le domande individuali, oltre ad attivare percorsi di cura, si trasformino in indicatore di salute, utili a progetti di comunità. Il modello sperimentato in questo percorso va in questa direzione e quindi va valorizzato come presenza innovativa dell’assistente sociale nel Servizio sociale professionale in Sanità, con i medici di medicina generale, con i pediatri di libera scelta, in rete con le altre porte di accesso del cittadino”.

“Questo progetto – spiega Gian Luca Gregori, rettore dell’Università politecnica delle Marche – nasce 10 anni fa da una attività di ricerca, quando il Criss, con fondi propri, fa partire in collaborazione con i medici di uno studio associato di Senigallia una sperimentazione in cui i sanitari avrebbero voluto dare una risposta alle esigenze e ai bisogni anche sociali, oltre che sanitarie. Ma per questo c’è bisogno della collaborazione di un’altra figura professionale: ecco quindi che il Criss finanzia la presenza di un assistente sociale nello studio medico”.

“Ciò ha significato incidere con la nostra formazione sul benessere dei cittadini” sottolinea Giovanna Vicarelli, direttore Criss, mentre per Carla Moretti (Criss) “è un tipo di intervento che riesce a intercettare i bisogni delle persone prima che questi assumano una situazione di urgenza e di rischio e a potenziare il sistema di risposte socio assistenziali. I servizi nei territori ci sono e la difficoltà sta proprio nel coordinare i diversi interventi”.

“Allungamento della vita, cronicità, fragilità, non autosufficienza, demenza: problematiche complesse – spiega Fabrizio Volpini, presidente IV commissione sanità e politiche sociali delle Marche – che insistono prevalentemente sul territorio e ai quali la medicina generale, con la sua cassetta dei vecchi attrezzi, non è più in grado di dare una risposta esaustiva. C’è quindi la necessità di creare una nuova cassetta degli attrezzi fatta anche di figure professionali che si affiancano al medico di base, che è un medico di prossimità, di trincea. Problematiche complesse che non riguardano solo il paziente, ma anche tutta la sua famiglia”.

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